Buongiorno gente! Avete presente le mattine in cui ti alzi felice perché la notte è stata ristoratrice, la mattina è appena spuntato il sole, insomma tutto sembra liscio? Ecco. Io quella mattina avevo vissuto tutt’altro di ciò che ho appena descritto. Di prima mattina infatti avevo dovuto smontare i tubi della stufa a legna, pulirli e rimontarli, nonché accendere il fuoco. Avevo poi dovuto pulire approssimativamente il pavimento dalla fuliggine, perché ad ogni passaggio dei cani vicino alla stufa, l'impronta delle loro zampe era una firma assicurata della loro curiosità riguardo a questa polvere unta e acre che come carta carbone dava prova della loro esistenza e del loro passaggio. Finito il montaggio e l’accensione del “fuego della passion” e la pulitura sommaria del pavimento sono salita in macchina con l’intento di recarmi al lavoro. Dopo pochi metri in auto mi sono resa conto che la ruota anteriore destra era a terra … Che fare? Ho portato con una lentezza calibrata l’auto nella strada principale della località in cui abito e ho atteso speranzosa che arrivasse qualcuno. Abitando in campagna e in una deviazione rispetto alla strada principale sterrata, di certo vicino a casa mia non sarebbe venuta alcun'anima viva ad aiutarmi. giornalino d'informazione di fatti, cose, persone speciali del Centro di Casa del Duca
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martedì 8 maggio 2018
Marti e le sue avventure
Buongiorno gente! Avete presente le mattine in cui ti alzi felice perché la notte è stata ristoratrice, la mattina è appena spuntato il sole, insomma tutto sembra liscio? Ecco. Io quella mattina avevo vissuto tutt’altro di ciò che ho appena descritto. Di prima mattina infatti avevo dovuto smontare i tubi della stufa a legna, pulirli e rimontarli, nonché accendere il fuoco. Avevo poi dovuto pulire approssimativamente il pavimento dalla fuliggine, perché ad ogni passaggio dei cani vicino alla stufa, l'impronta delle loro zampe era una firma assicurata della loro curiosità riguardo a questa polvere unta e acre che come carta carbone dava prova della loro esistenza e del loro passaggio. Finito il montaggio e l’accensione del “fuego della passion” e la pulitura sommaria del pavimento sono salita in macchina con l’intento di recarmi al lavoro. Dopo pochi metri in auto mi sono resa conto che la ruota anteriore destra era a terra … Che fare? Ho portato con una lentezza calibrata l’auto nella strada principale della località in cui abito e ho atteso speranzosa che arrivasse qualcuno. Abitando in campagna e in una deviazione rispetto alla strada principale sterrata, di certo vicino a casa mia non sarebbe venuta alcun'anima viva ad aiutarmi. mercoledì 15 marzo 2017
dal taccuino di martina di febbraio 2017
Faceva freddo? No! Pioveva? No! Ecco, queste sono già due variabili che hanno influenzato l'esito della serata, cioè i cappottini non erano necessari! Una volta all'anno io, Carlina e To-Pina ci incontriamo perché è così che abbiamo deciso nel 2010 quando Carlina ha lasciato il Centro per entrare alla Asl elbana come OSS. Siccome non ce la facciamo a trovarci diversamente perché così è la vita, almeno una volta all'anno sentiamo il bisogno di vederci per dare un senso alla nostra vita da un altro punto di vista. L'idea era di vederci ad un certo orario per l'iniziazione della serata aperitivando. To-Pina era in ritardo - di solito la ritardataria sono io - e quindi sono andata in casa sua; nonostante non fosse molto tempo che ero andata da lei a cena ho potuto rivedere la sua bella casa. Ma la cosa che ci è piaciuta più di tutto era che To-Pina si truccava e io stavo seduta sopra il bidet; proprio come quando si ritrovano le adolescenti che stanno o tutte in bagno o tutte in camera. Anche a noi evidentemente era salita un po' di malinconia nel vederci in quella scena; perché le cene, si sa, danno il senso della goliardia e a noi ogni volta sale su questo senso di euforia. Raggiunta Carlina all'Angolo Bar ci siamo date da fare per pareggiare gli aperitivi della nostra ex-collega e sempre-amica e ci siamo anche riuscite! Volevo precisare che è molto difficile che io beva gli alcolici, ma quella sera il prosecchino prima e il vinello della cena poi, andavano giù che sembravano unti! Davanti ad un ampio menù, tra cui anche di carne, le bimbe hanno avuto l’accortezza di prendere pesce come me, e quindi siamo partiti con tre antipastini marinari buonissimi e poi un secondo di patate e baccalà. Riuscivamo comunque a coordinare pensieri-bocca, ora masticatoria, ora libera di fare uscire le parole quindi concetti. Ad un certo punto è venuto uno scroscione d'acqua che a noi sinceramente non ha sfiorato minimamente, anzi è stata poi una fase prodromica per andare fuori al riparo e farmi una sigaretta. Anche Carlina ha fumato la mia sigaretta e anche To-Pina ha fatto un tiro e manca poco si sviene. Dal momento che le mie amiche hanno smesso di fumare tutte e due, questa azione ci ha riportato indietro un po' nel tempo proprio come le adolescenti che alla prima uscita libera iniziano a fare le grandi. Vogliamo finire questa cena con un dolcino? Ovvio! I “cremosi” alle mie amiche, i cantuccini inzuppati nell'acqua io. Sì, perché tutti i biscotti e le torte fatte in casa mi piacciono pucciati nell'acqua. Ma un finale di ammazza caffè? Il limoncino io no: ci prese un bel un po' di tempo fa il classico merdone che solo la bottiglia mi fa salire ogni istante di 20 anni fa; quindi per me un Cynar, un limoncino per la To-Pina e Carlina non ricordo. Scusate ma come faccio a continuare a dire che sono astemia? Ok, la conclusione di questo taccuino è che ho la consapevolezza che ormai sono pseudo-astemia e che a noi tre una sera e basta non ci basta!mercoledì 8 marzo 2017
dal taccuino di Martina di gennaio 2017
Pina mi rincorre. Mi ha chiesto cosa ho di pronto inerente al Taccuino. In realtà non ho niente di scritto. Non ho storie di cani, gatti, nipoti e storie annesse cui dare una collocazione spazio temporale. Ma mentre scrivo e rifletto su cosa orientare i miei pensieri, in effetti qualcosa mi balena in testa: che siamo tutti diversi. Ma questa diversità che dovrebbe essere una risorsa e una prerogativa per imparare qualcosa dal diverso da me come arricchimento di cultura, viene esaltato ed esasperato alzando muri e barriere, non solo a livello mentale, ma anche fisicamente. Questa gente, queste persone, queste famiglie, con vestiti diversi dai miei, con colori della pelle diversi dal mio, con suoni gutturali diversi dai miei, scappano da una guerra, spesso guerre civili - civili … perché civili non l'ho mai capito - e cercano di salvare le loro vite, le vite dei loro figli. Siamo tutti diversi, ma nella diversità siamo tutti uguali: due gambe, due braccia, una testa, un corpo, un buco di culo. Ma l'Europa mi sembra che se ne sbatta particolarmente di questa povera gente che scappa dalle civiltà della guerra e italiani che a loro volta protestano, anche giustamente, perché vengono agevolati gli immigrati, mentre nelle quattro regioni colpite dal terremoto continuano a morire per il freddo e per l'incapacità gestionale della Protezione Civile (dopo aver tolto le facoltà a Bertolaso) per le case provvisorie ai nostri terremotati. Allora mi chiedo se il genere umano c’è o ci fa. Io non sono uguale a te, tu non sei uguale a me ma possiamo aiutarci e condividere. Paradossalmente dovremmo chiedere aiuto alla mafia; come dice Pif: “la mafia uccide solo d'estate” e dal momento che siamo in inverno ora non uccide. I politici italiani, che per me non se ne salva uno, hanno una capacità di tirarcelo nel “didietro” e noi, evidentemente, ci piace perché non facciamo niente per ribellarci come popolo italiano. Trasmissioni in tv in cui politici e gente comune si scannano, dirigenti che pensano solo ai propri interessi e gente che vive con 290 euro mensili, come quella signora di Firenze che devono toglierle ulteriori 50 euro. C'era pochi giorni fa su “Quinta colonna”, la trasmissione condotta da Paolo Del Debbio. Su Raitre, nel tardo pomeriggio, Bianca Berlinguer conduce “Carta bianca” e anche in questo programma la politica la fa da padrone, nel senso che gli argomenti sono sempre gli stessi. Sempre le solite cose in Tv, tutti quaquaraquà ma poi tutti sono contro tutti e non si arriva a una conclusione. Fax, email, che non sono arrivati in tempo e 29 morti di Rigopiano sulla coscienza non ce li ha ancora nessuno. Intanto i familiari piangono parenti che hanno avuto solo la colpa di andare a farsi una vacanza. Non vado troppo in giro, non ho soldi, ma per fortuna arrivo a fine mese; ma quando vado a fare le ferie sinceramente non mi sono mai posta il problema se quell’albergo aveva avuto il via libera alla costruzione in quel luogo. In Italia no. In Italia si costruisce “così”, tanto il Dio Soldo annulla le magagne e le vite altrui. Ma poi nessuno è responsabile quando accadono questi disastri. Il “bel Paese” era un bel paese. Ora è una bomba a orologeria, piena di gente disperata che si trova porte, anzi, muri e fili spinati da ogni parte. Bada bene, senza discriminare stranieri e italiani. E ora che c'è un nuovo presidente americano, secondo me le cose si amplificheranno anche di più. Ha già detto che alzerà il muro al confine con il Messico. Io non ho figli, cioè io non voglio che la mia vita continui attraverso dei discendenti, e davvero è una scelta senza pentimento; ma quando vedo sui mass media strazianti immagini come quel bimbo di due anni, prono, senza vita sulla spiaggia, allora sono davvero una fallita come mamma, sorella, come figlia; perché tutti hanno il diritto di vivere. In casa dei miei nonni paterni succedeva che anche il forestiero era il benvenuto, prima era così e dove si mangiava in 11 si mangiava anche in 12: un po' meno a tutti ma tutti godevano della condivisione. Ora no. Non hai da mangiare? Cavoli tuoi! È questo ora il pensiero comune. Nel 2000 tenni in casa mia per un mese circa due donne clandestine. Mi ricordo che andammo in questura per far vidimare il visto; uscirono dall’Italia e poi ritornarono per stare a casa mia un altro po'. Rischiai di pagare un botto di soldi per ogni clandestino nascosto. Non è accaduto fortunatamente e so che ora stanno bene. Troppi uomini a comandare e troppe poche donne. Cambierebbero tante cose in positivo con le donne al potere.venerdì 20 gennaio 2017
dal taccuino di Martina di dicembre 2016
La cosa è andata così e ancora non si è risolta definitivamente. “Ma di che parli?” Ecco, parlo di questo: delle fughe di Lulita dal giardino di casa mia, che pensavo che fosse un fortino a prova di cinghiali che non entrano, ma non a prova di cani che escono. Ma devo tornare indietro per far capire un po’ di cose. La mia vicina di casa con me nella foto), vicina per modo di dire, perché in effetti la mia casa è single come me - è per questo che l’adoro - mi chiese se potevo farle un piacere. Doveva andare dal suo fratello che abita in mezzo alla neve a Courmayeur dove gestisce un rifugio, e quindi mi aveva chiesto se potevo governare i suoi 3 gatti, Gastone, Penny e Rossella. Io e la mia vicina ci siamo avvicinate molto quest’anno, purtroppo la nostra amicizia si è accesa e rafforzata in un momento di dolore: il decesso di suo marito, dopo 35 anni di matrimonio. A volte proprio nel momento di dolore si innesca un qualcosa che consolida un qualcos’altro. Già a maggio mi chiese se potevo governare i suoi gatti, perché sarebbe andata in ospedale fuori Elba. Ancora suo marito era in vita così come le speranze, anche se sapevamo tristemente il risultato. Da quel giorno le nostre vite si sono concatenate; quando poi a giugno Enzo fu dimesso dall’ospedale, Emanuela, così si chiama la mia amica-vicina, rimase a casa per lungo tempo, per seguire e accudire il marito fino al 26 luglio quando Enzo è diventato un angelo. In quel periodo, siccome i miei vicini, entrambi artigiani del cuoio, hanno un negozio a Portoazzurro, decisi di tenere aperto io il loro negozio “a gratis”. giovedì 29 dicembre 2016
dal taccuino di Martina di novembre 2016
Ci si sente in colpa come un bambino che quando vede i genitori che litigano o urlano pensa che forse è colpa sua e allora cerca di essere ancora più bravo e diligente e non farà più arrabbiare mamma e babbo così non litigheranno più. E allora non si fa più niente, si gioca in silenzio, non si fa più il bambino, ma il piccolo adulto così non si sentono più le urla. Ecco come ci si sente quando abbiamo un amore sbagliato. Che assurdità chiamarlo amore. L’amore è un'altra cosa. L’amore è la pace. Noi invece viviamo nel terrore e nella paura. Ma voglio iniziare da principio.
Sapevo che nel giorno dedicato alla Giornata mondiale contro la violenza sulle donne, il 25 novembre, sarebbe andato in scena lo spettacolo al Teatro dei Vigilanti di Portoferraio “Rossetto Rosso … in segno di lutto”. Lo spettacolo era inerente al femminicidio e siccome ho tante cose da dire parto dal giorno prima. Il 24 novembre volevamo fare una cena noi colleghi di lavoro del Centro: “allora dai si va a mangiare tutti insieme!” Invece ciò non è stato possibile perché Maria aveva questo impegno, al che avrei voluto anch’io andare a teatro ma biglietti erano esauriti. Allorché ho contattato Antonella, la sorella di Martina del nostro Centro, la quale mi ha gentilmente dato il numero di telefono del regista dello spettacolo Roberto Rossi. Con Roberto ci siamo whatsappati senza nemmeno conoscersi personalmente ed è stato così gentile da cercarmi un biglietto ma, ahimé, senza alcuna speranza perché il teatro era esaurito. Ma siccome ci tenevo particolarmente, sarei andata a Portoferraio anche senza biglietto, mettendomi d'accordo con Maria che ci saremmo trovate davanti al bar Roma. I vari messaggi di Roberto non davano buone speranze. Tornata a casa post - lavoro, afflitta e demoralizzata, ho continuato a fare le mie faccende domestiche; perché sto ripulendo non solo la mia casa ma anche me stessa, ho la polvere anche nelle ossa e ora sono satura. Sono stanca, mi riposo, mi faccio una sigaretta e chiamo Maria dicendole che non ho più speranze per il biglietto. La sua inaspettata risposta è stata: “te l'ho trovato io!” Mi sono sentita amata più di quanto Maria in realtà mi ami. Franco-Francesco, quel sant’uomo di suo marito, aveva rinunciato allo spettacolo per me. Di sicuro non gli interessava più di tanto, ma se non ci fossi stata io a rompere le uova nel paniere, ci sarebbe di sicuro andato. Quindi doccia, almeno dall'epidermide la polvere l'ho levata e, curati i miei cani e gatta e i gattini della mia vicina-amica che me li ha dati in custodia da quasi due settimane, sono partita alla volta di Portoferraio. Prima di ripulirmi però ho mandato un whatsapp a Roberto che, ripeto, non avevo ancora conosciuto, scrivendo: “Roberto!!! Ho trovato il biglietto!!! Non dannarti per me! Ti ringrazio del tuo interessamento! A stasera”. La sua risposta è stata una whatsappata vocale: “Sul serio? Dove l’hai trovato, con chi l’hai trovato, bene, bene, bene!” E la mia risposta whatsappata vocale piena di enfasi come la sua, è stata come un caffè ristretto, raccontando in 31 secondi come avevo fatto. Nel tragitto Portoazzurro-Portoferraio in macchina, intanto non solo mi si era accesa l’iconcina dell’auto con una chiave inglese di traverso, ma anche la spia dell’acqua mancante al radiatore. Vado a mangiare qualcosa al Castagnacciaio, ordinando una pizza margherita, un etto di torta di ceci e un litro d’acqua perché non avevo altra acqua dietro per il radiatore. Arrivano le 20:30 e io sono sul posto e aspetto Maria. Intanto vedo Alessandro, marito dell’amica di Maria, la signora Manuela Cavallin e aspettiamo che arrivino gli altri amici di Maria, che è tutta un’altra cosa rispetto al programma della De Filippi. Un caffè, offertoci da colui che ci donerà dei soldi per il Centro - ma questa è un'altra storia. Saliamo le scale con destinazione Teatro, dove anche noialtri mettemmo in scena l’Inferno di Dante insieme a Silvia Monaci, quindi mi identifico con le emozioni delle attrici che sono ancora dietro le quinte. E da qui iniziano altre emozioni.venerdì 2 dicembre 2016
dal Taccuino (di bordo) di Martina
Le nostre gite sono differenti - tanto per fare una parodia di una pubblicità - e non è un modo di dire. Partiamo dall'inizio, anzi dal giorno prima. Mi ero messa d'accordo con Valter e Loredana per farmi prendere al Conad di Carpani, così avrei potuto lasciare la mia auto in tranquillità. Invece mentre ero sulla strada di San Giovanni, nei pressi del Centro, mi squilla il cellulare: arrivo fino al parcheggio del Conad di Carpani e guardo. È Emanuela, che mi aveva già mandato un sms ma io non lo avevo sentito pertanto la mia risposta scritta non sarebbe mai arrivata. Manu si era già preoccupata della mia indifferenza telefonica, ovviamente fatta senza intenzione, e nel suo sms c'era scritto di andare a prendere delle cose al Centro. Io però non mi ero portata dietro le chiavi, quindi ho chiamato Barbara che non mi rispondeva perchè sotto la doccia; allora ho chiamato Letizia, che abita a Carpani, la quale mi ha raggiunto al Centro con le chiavi. Prendo quindi quello che mi aveva chiesto la Veludo e a quel punto mi sono fatta accompagnare al porto da Letizia, così anche lei è venuta a salutarci … tanto oramai le scatole le avevo rotte abbondantemente a tutti! Naturalmente nel frattempo avevo anche avvertito Valter e Loredana del cambio programma “raccatta-operatori-sparsi-per l'isola”.
venerdì 4 novembre 2016
dal taccuino di Martina di settembre 2016
È l’8 settembre e intorno alle 12 e 30 mi arriva l’sms di zia Franca che insieme a zio Renato avrebbero preso la nave delle 13:00 per arrivare all'Elba, precisamente a Porto Azzurro dove hanno la casa. Che notiziona per me! Sì, perché nonostante io ami tutti i miei zii, loro: Franca e Renato, hanno un qualcosa, una marcia in più. È vero che sono i miei zii, ma hanno la peculiarità di essermi “amici” nei momenti di crisi e nel corso della mia vita ne ho vissuti abbastanza. Mi sono sempre confidata con zia, tanto che spesso, sconfortata, si chiedeva come potevo mettermi nei casini così frequentemente. Ho ricordi amorosi in loro compagnia; mi ricordo che da piccina zia, con i capelli lunghi, prendeva i lembi dei capelli ai lati del volto, li intrecciava e fermava tra il labbro superiore e il naso facendo così i baffi e io, che avrò avuto tre o quattro anni, ridevo, ridevo, ridevo! Con zio invece ho ricordi che l'hanno anche deluso; tipo il periodo di Natale in cui si vestiva da Babbo Natale e io, riconosciuto dagli occhi, gli dicevo: “tu sei il mio zio Renato, non Babbo Natale!” Oppure quando con tutti i cugini e tutti gli zii facevamo i picnic e siccome zio, capo dei lupetti, sapeva un sacco di giochi; ci invitava a rincorrere i piccioni cercando di mettere il sale sulla loro coda perché zio diceva che in quel modo gli animali si sarebbero trasformati in statue immobili. E allora tutti a rincorrere i poveri piccioni e solo ora ho capito che cercavano di “schiantarci” facendoci divertire così la sera avremmo dormito come angioletti. Insomma, questi zii sono stati per me una grande risorsa perché con i miei genitori invece non c'è mai stato un grande rapporto emozionale. Così il venerdì sera ci siamo visti. Ovviamente mi sono auto-invitata a cena, come tacito accordo ormai consolidato da quando vivo su quest'isola stupenda; e come tacito accordo porto il gelato. I miei zii hanno espresso la volontà di venire a trovarci al Centro e così in una tarda mattinata si sono presentati a Casa del Duca. Come ogni qualvolta succede quando entra una novità, i ragazzi li hanno accolti con un grande entusiasmo … guardate la foto!
mercoledì 26 ottobre 2016
venerdì 23 settembre 2016
dal taccuino di Martina di luglio 2016
In questi ultimi tempi la Cooperativa di Vittorio ci ha convocato varie volte perché dovevano essere decisi dei cambiamenti dello statuto e noi soci siamo stati non solo - ovviamente - informati, ma anche chiamati a votare. La prima pre-assemblea informativa, a cui quasi tutti abbiamo partecipato, è stata fatta a Livorno; mentre le votazioni sono state a Massa e infine a Firenze. In queste 3 assemblee erano sempre presenti Maria Antonella Oronte, presidente della cooperativa e la vicepresidente Lorella Masini, che è anche il “riflesso” della nostra amica Lucia solo che si occupa della zona di Firenze e interno, mentre Lucia rappresenta la zona della costa. Durante questi tre incontri sono emerse delle difficoltà, causate da malcontenti di alcuni soci soprattutto della zona di Firenze. Non mi voglio dilungare su questo argomento perché voglio lasciare la parola ad Emanuela, che non parla martinese ma lo capisce e lo traduce.
Voglio invece mettere in evidenza che queste “due donnette” che vedete nella foto con Emanuela, cioè la presidente e la vice, furono così definite dopo che il Bongianni (il nostro precedente presidente) andò in pensione. Furono così definite - dicevo - da coloro che non credevano che due donne potessero essere a capo di una cooperativa così ampia (quasi 1500 persone). Gente, sappiate che sono sempre le donnette che portano avanti le cose e, con l’amore, rivoluzionano l'ingiustizia in giustizia.
Voglio invece mettere in evidenza che queste “due donnette” che vedete nella foto con Emanuela, cioè la presidente e la vice, furono così definite dopo che il Bongianni (il nostro precedente presidente) andò in pensione. Furono così definite - dicevo - da coloro che non credevano che due donne potessero essere a capo di una cooperativa così ampia (quasi 1500 persone). Gente, sappiate che sono sempre le donnette che portano avanti le cose e, con l’amore, rivoluzionano l'ingiustizia in giustizia.
Antonella Oronte è quella vicino a me al centro della foto e, come potete capire dalle facce stupite e divertite di Antonella Garganese e Loretta Masini, non aveva alcuna intenzione di farsi fotografare ma noi non potevamo certo mancare l’occasione per informare voi famiglie e il mio abbraccio era davvero sincero. Come ha descritto Martina il momento era veramente importante per la nostra cooperativa quindi, anche noi che rappresentiamo un po’ la periferia dei servizi, abbiamo partecipato quasi al completo. Come sempre da quaggiù bisogna tener conto dei tempi della nave, oltre che la strada che abbiamo, quando possibile, condiviso con altri soci del sud della Toscana. Questo ci ha fornito l’occasione di conoscere nuovi soci, di condividere pensieri e preoccupazioni anche se ci ha occupato il pomeriggio o il sabato. Comunque fra le modifiche approvate dello statuto c’è quella di attribuire valore legale alle pre-assemblee territoriali quindi, al prossimo giro, ci basterà arrivare a Campiglia e l’esito delle votazioni è stato positivo con l’approvazione del bilancio e la nomina di un nuovo consiglio di amministrazione. La nostra presidente rimane Antonella Oronte e la vice Lorella Masini, il consigliere delegato della zona Val di Cornia - Elba è Antonella Garganese. Insomma … viva le donnette!
lunedì 29 agosto 2016
dal taccuino di Martina di giugno 2016
Due piccioni con una fava vuol dire questo: divertirsi. Torno indietro e mi spiego meglio perché solo io mi capisco. Venerdì 24 giugno sono partita per la mia terraferma perché il sabato ci sarebbe stato il festeggiamento del 50° anniversario di matrimonio dei miei genitori ma volevo anche vedere le mie amiche “69ine”. Per questo motivo venerdì mattina sono partita tutta emozionata al solo pensiero di vedere le mie amiche delle elementari. Quando sono arrivata a Cecina Mare mi sono diretta subito da Cecilia, l'imprenditrice n° 1 del gruppo che ha 2 gelaterie appunto in quel posto.
Un caffè, una telefonata, che diceva proprio che sarebbero arrivate a breve le altre tre del gruppo e anche a loro un caffè offerto da Cecilia. Così ci siamo dirette alla casa dei suoceri di Viviana a Vada per aspettare Cecilia che nel frattempo doveva finire le torte per un compleanno o forse più e di Debora, che ci avrebbe raggiunto appena uscita dal lavoro scolastico. Ecco, siamo tutte. Possiamo cibarci di roba buona e nel frattempo parlare di figli, conversazione a cui io non partecipo più di tanto se non nell'ascolto e di gente che più o meno ho dimenticato nel volto e nei nomi. Michela è la prima che se ne va, deve andare a preparare le sue meravigliose pizze: ecco l'imprenditrice n° 2 del gruppo e con quegli occhioni scuri mi dice che un posto per dormire si trova sempre! Io sono molto pigra per viaggiare ma dietro c’è un’organizzazione non da poco per far star bene prima di tutto i miei cani, che vanno in una pensione, e la gatta che per tre o quattro giorni preferisce vivere fuori casa. È finita la giornata, fatta di coccole e ricordi, di storie da dimenticare e di risa che ci accompagneranno fino al prossimo incontro; le mie amiche 69ine tra loro sovente si ritrovano.mercoledì 13 luglio 2016
begli incontri in Di Vittorio
Pina, la mia amica-collega-amica, non so dove ha picchiato la testa, o forse è entrato un po' di “baco matto” mentre dormiva, sennò non c'è spiegazione. L'educatrice bassa, geniale, non quanto me - ovvio - e alta, non quanto me - ovvio - si è messa in testa di “affibbiarmi” Oriano Maggi. E non so perché. Volevo dirle che io nonostante sia zitella, non mi sento sola; eppure quando l'ho visto - Oriano - il 6 giugno alla riunione a Massa, mi sono fiondata da lui. Dal momento che ormai la prima votazione inerente all'articolo 40 dello Statuto della nostra cooperativa era stata fatta, agitata come un babbo che ha appena assistito al parto, sono andata a fumarmi una sigaretta. Dal piano terra, dove si trovano i portacenere, l'ho visto all'entrata della struttura; al che mi sono avvicinata a lui e subito gli ho detto: “Pina vuole farci fare una storia! Sei sposato? Hai figli?”
… a quelle domande le sue risposte affermative erano solo inerenti ai suoi due figli, ma per quanto riguarda la relazione non mi ha risposto. Come immortalare comunque quell'abbraccio che non è tardato ad arrivare da parte del genius dei PC?! Quindi sempre abbracciati ho urlato a Pina che appunto doveva vedere che la mia faccia a c*** non aveva subito variazioni inerenti agli eventi della vita - io la faccia ce la metto sempre - e lei dal soppalco dopo avermi sentito, nonostante il sottofondo di tutti i presenti, con aria stupita ci ha fatto varie foto tra il divertito e l'impossibilità della Marti di rinsavirsi: sono nata di fòri e di fòri morirò. Ma nonostante continuasse ad abbracciarmi Oriano mi ha detto: “ma lei ...” indicando con lo sguardo verso Pina visto che le mani le aveva impegnate a stringermi “… chi è?” O che mi tradisci così Oriano! Gli ho risposto che lei è il genio del PC e io non sono geniale quanto lei in questo campo, l'altezza invece è rimasta invariata e sconsolata mi sono slacciata da lui.
Poi è passato quel popò del Marzi che, con la sua cadenza fiorentina, mi ha detto: “Belloccia!” e la mia autostima è risalita. Ho raccontato tutto l’accaduto a Pina … Marzi, dille per favore che è belloccia anche lei che ci è rimasta tanto male. Mi raccomando!
giovedì 30 giugno 2016
dal taccuino di Martina di maggio 2016
Sabato e domenica 14 e 15 maggio è stata fatta la Festa dei Fiori a Portoazzurro e anche quest'anno, come l'anno precedente, il Centro di Casa del Duca ha voluto lasciare la sua impronta. Pensa che ti ripensa: “o cosa si può fare per abbellire con fiori originali il negozio Onda Loca di Guga for president? Come possiamo accontentare quel bell'uomo e quell'altro bell’uomo nonché collaboratore panamense che viene da così lontano?” Il Centro ha sempre un sacco di idee ed un sacco di materiali; dobbiamo solo assemblare i vari componenti. Ecco che quindi abbiamo preso due rettangoli di polistirolo che erano avanzati dal lavoro precedente, lavoro che fu fatto da Maria per la casa di Alice nel paese delle meraviglie e abbiamo iniziato a realizzare dei fiori con i noccioli di ciliegia, pesca, albicocca, pistacchio, precedentemente colorati dai ragazzi nel laboratorio di manipolazione per le collane.
Per l'altro pezzo di polistirolo abbiamo messo petali, steli e fiori veri tra due fogli idonei alla plastificatrice - che si chiamano pouches, mi dice Pina - e li abbiamo chiusi sottovuoto a formare la scritta ONDA LOCA. In più nel laboratorio di manipolazione i ragazzi assieme all'operatrice Maria hanno fatto dei fiori con i fogli multicolori di carta velina che hanno colpito i nostri amici, reagendo con lo stesso entusiasmo di quando un pescatore prende un polpo. Il risultato della nostra produzione lo vedete nella foto.
N.B. Quei due individui non sono in vendita, ma solo in prestito!
martedì 10 maggio 2016
dal taccuino di Martina di aprile 2016
I cani e la gatta mi danno il buongiorno e io gli abbaio! No, sono confusa, io do il buongiorno ai cani e alla gatta e loro mi miagolano. No, la confusione non se n'è andata. Io do ancora il buongiorno agli animali e ognuno fa il suo verso: bau, bau, miao. Realizzo così che è il 30 marzo e stamani avremo il controllo della qualità. Non è vero che realizzo che è il giorno del controllo ma è vero che inizio ad avere ... avere cosa? Avrò fatto tutto? Quindi doccione, vestita con camicia bianca, truccata, monto in auto e inizio a tremare guidando - o a guidare tremando - insomma arrivo a San Giovanni. Arrivo con Jovanotti che canta l'Ombelico del Mondo che mi suggerisce di abbassare un tantino il volume dal momento che i finestrini si frantumeranno a breve. Arrivo al parcheggio del Centro, saluto a finestrini chiusi Eleonora che è sempre sorridente e colorita quando non deve attraversare il mare e un'altra signora, colei appunto che sarà la “qualitaria”: una donna di nome Caterina semplicemente bella, bella e anche preparata ma di questo me ne accorgerò dopo. Così con Jovanotti e tutte le percussioni ho portato l'auto dietro al posteggio ed entro al Centro. Ecco che dopo un caffè che dà coraggio sono chiamata a rapporto. Mi ha “rivoltato come un calzino”, non tanto a me quanto ai fogli che rispecchiano il nostro operato e io che sono molto emotiva ho iniziato con un'insalata di parole debitamente poi rimesse in ordine comprensibile dalla Veludo, che ha il traduttore incorporato martinese-italiano … ma poi a una persona che viene dalla Sardegna, dove la lingua italiana è parlata correttamente, l'insalata di parole esce mai? Io sono autistica per certe cose; non schizofrenica ma comunque pur sempre psicotica - proprio in quanto autistica - non voglio deludervi, fortunatamente non sono sana! Dopo 3 ore, senza esagerare, mi ha detto Caterina che potevo andare. Ho detto loro che era sufficiente un 10 senza lode. Nel frattempo era arrivata anche la nostra coordinatrice territoriale Lucia che sono riuscita a salutare solo quando era pronta per andarsene. Ecco che dopo 3 ore di domande sono molto più tranquilla, 3 ore in cui Caterina, preparatissima nel suo ruolo di essere colei che trovava errori, li ha trovati fortunatamente. Se eravamo perfetti Caterina era disoccupata!mercoledì 13 aprile 2016
dal taccuino di Martina di marzo 2016
P.S. Scusate se mi intrufolo nel taccuino di Martina ma vi devo proprio confessare che le uniche persone di cui ci piace parlare siamo noi stesse e non ci risparmiamo mai nelle critiche e nelle prese in giro! Barbara
venerdì 25 marzo 2016
dal taccuino di Martina di febbraio 2016
“E ora chi verrà dopo Giada Abdullah?” … questo me lo sono chiesto l'anno scorso di questi tempi, perchè il servizio civile come non si può non farlo al Centro di Casa del Duca?! Non mi ricordo il nostro primo incontro, come invece ricordo benissimo lo “scontro di occhi” con Giada. Forse l’ho rimosso perchè con gli occhi azzurri/verdi/grigi io non ho una gran relazione; gli occhi chiari in generale mi hanno fatto sempre paura. Insomma fatto sta che sei arrivato. Timido, impaurito e con una corazzona che inizialmente era impenetrabile. Si sa che la mia diplomazia è apolide, e spesso parla il mio viso … a volte un punto interrogativo rappresenta gli occhi, la bocca, il naso e i pensieri. Ma, come dice la capa Veluda, nonostante la mia poca diplomazia, ho la capacità innata ed elaborata per la mia professionalità a mettere la gente a proprio agio; così ho cercato di mettere a tuo agio anche te, anche se non sempre ci sono riuscita. Entrare per la prima volta in un Centro come il nostro non è facile, intendo viverlo, perchè l'impatto è davvero forte. A momenti il silenzio è irreale, altre volte la confusione e i fili di parole intrecciate senza senso - per chi le sente la prima volta, o piene di saliva - che non sai mai dove cadrà la gocciolina, è spiazzante per chiunque. Ho proprio visto sulla tua pelle me stessa ai tirocini di 22 anni fa quando ancora, priva di meccanismi di difesa, quando tornavo a casa mi sommergevo nella vasca da bagno per non sentire le voci. Piano piano questa corazzona ha assunto la forma di un deserto arido che dopo la pioggia fa filtrare tra le crepe acqua e giorno dopo giorno si è trasformato in fango, malleabile e piacevole al tatto. Ed è grazie a queste stesse crepe che è potuta uscire un po’ della tua essenza lasciando entrare un po’ di noi-altri. Continuando a vivere a stretto contatto queste osmosi si sono amalgamate alla vita di Casa del Duca e le tue capacità artistiche, che erano parecchio nascoste, sono emerse così come quando da una nuvola esce il sole. Così è stato. Oramai sappiamo che dietro a quella apparenza burbera in realtà c'è un timido. Quest'anno insieme è passato bene e si vede che sei il più piccolo nella tua famiglia quindi coccolato da tutti, ma anche qui sei cascato a “pippa di cocco” o come “il cacio sui maccheroni” perchè come ultimo arrivato tutti ti abbiamo coccolato! Ora comunque voglio dirti una cosa che secondo me rappresenta la tua vera essenza di timido: non ti fidi subito delle persone, a differenza mia che invece do subito la fiducia per poi casomai toglierla definitivamente - ma questa è una cosa solo mia. Insomma, dicevo, da quando hai l'auto nuova non c'è stato un giorno che tu l'abbia messa tra le due righe bianche delimitanti ma sempre a cavallo tra esse come a dire: “nessuno si può avvicinare a me più di tanto!!!”
Ecco come ti ho vissuto … ti ho vissuto come una pianta che va amata a prescindere che il suo fiore sia bello o brutto oppure assente e noi amiamo le piante anche senza fiore.
P.S. Noi siamo anche pioggia!
mercoledì 3 febbraio 2016
dal taccuino di Martina di gennaio 2016
Bisogna considerare questo assioma: Sofie la mattina mi viene a svegliare con i suoi baffi che mi fanno il solletico e mi costringe pertanto a nascondermi sotto le coperte oppure ad alzarmi per darle il cibo. Ormai ho appurato che la seconda alternativa è la migliore; anche se è quella che mi fa più fatica, è la più efficace per quanto riguarda l’equilibrio familiare. È vero anche che in una famiglia per vivere in armonia si arriva ai compromessi e anche se l’unico bipede intruso nella tana sono io, sono pur sempre io a condurre il gioco della vita collettiva. Secondo i miei animali io sono semplicemente colei che si appoggia in quella casina nel bel mezzo del bosco, bosco dove vivono cinghiali notturni che interrompono i nostri sogni tranquilli - questo me lo ha detto Grisù. Casina nel bosco che appena è un po’ più pulita, noi la dobbiamo sporcare perché una casa polverosa e con spezzettamenti residui di legna morsicati per la stufa sparsi per il pavimento e peli di cane che volano nella stanza hanno una valenza di vita sana - questo lo ha detto Lulita. E siccome Sofie ha capito che uscire di casa la mattina con una pancia piena è molto meglio che con una pancia vuota, ha capito anche che svegliarmi è davvero un ottimo sistema; anche perché non posso fare diversamente: i croccantini della gatta non possono essere lasciati per terra in una ciotola perché i cani li mangerebbero e i cani non possono mangiare i cibi felini perché sono dannosi per loro. Insomma finisco questo taccuino dicendo che: chi va al mulino si infarina, chi ha animali ha felicità pelosa per casa! E ora torno a dormire con la mia tata - questo lo ha detto Sofie.mercoledì 20 gennaio 2016
dal taccuino di Martina di dicembre 2015
martedì 5 gennaio 2016
dal taccuino di Martina (quello di novembre 2015)
Io sottoscritta Martina Panichi detta l’A’Marti, amante degli animali in maniera ossessiva e nella stessa maniera ossessiva nel provare paura o meglio fobia per le farfalle e per i rospi, dichiaro che d’ora in poi non toccherò mai più un rospo. Se mi dovessi trovare in Amazzonia e trovassi la rana Davkiet farei come i Matses. Ma qui all’Elba toccare i rospi, le rane e vedere che le farfalle mi svolazzano intorno mi fa davvero impressione. Ho iniziato questo taccuino così, perché Maria mettendo a posto il giardino ha trovato un rospo e ha chiamato me! Sì … me! Allorché io ho chiamato Pina perché lei prende i rospi in mano così come se niente fosse; i gechi o tarantole - come vengono chiamate all’Elba - no, ma i rospi lei li prende in mano. Con la stessa naturalezza che ho io quando tocco i miei animali, lei tocca questi rospi … io non farò loro mai del male ma non li bacerei e non li bacio, anzi rimango zitella, ma col cavolo che dò loro il bacio.
Invece tornando ai Matses “assaggerei” quello che estraggono dalla rana allucinogena senza ucciderla solo per gli effetti che dicono! E tornando invece agli animali che abitano a casa mia: 2 cani, una gatta e 1 topo, confermo che li governo a dovere e non faccio mancare loro del buon cibo. Per quanto riguarda il topo, Stix - il “derattizzatore” - è stato avvertito, nel senso che sa che “governo” un topo e che aspetta ogni sera i croccantini. In piena estate, quando il sole tramonta molto tardi, riesco anche a vederlo, mentre ora riesco solo a sentire i suoi passi e i suoi biascichii quando mangia il pezzettino tenendolo con le sue zampine a mo’ di preghiera. La gente mi prende un po’ in giro quando racconto del topo, ma non è che sono gelosi? lunedì 7 dicembre 2015
dal Taccuino di Martina (quello di ottobre 2015)
giovedì 29 ottobre 2015
dal taccuino di Martina (quello di settembre 2015)
Volevo un gatto nero ... le vere streghe hanno un gatto nero in casa. Guarda qui, su facebook, ci sono un sacco di pagine in cui regalano animali abbandonati. Ma prima che ti diano gli animali c’è un percorso a cui dobbiamo rispondere e rispettare. Tipo: il gatto non può stare dove ci sono altri animali; tipo: possono dare 2 gatti insieme; tipo: ecc … Un pomeriggio, sempre su una pagina di facebook di un’amica che ha fatto da tramite; c’era la foto di una gattina di 2 mesi, trovatella che era affidata ad una ragazza che però non poteva tenerla. Ho scritto: “la voglio io!” E così un pomeriggio, ci siamo incontrate sotto i portici a Portoferraio e con le lacrime agli occhi mi ha ceduto la gatta, di nome Sofie, con il suo libretto e la sua scatolina che non si sa per quale ragione i gatti ci vanno particolarmente d’accordo con le scatole. Io mi ero fatta prestare il trasportino perché nonostante i vari gatti che ho avuto dico sempre di non volerne più e regalo i miei vecchi trasportini al veterinario. Poi l’innamoramento per i gatti ritorna e così si ricomincia … Il giorno che sono andata a prendere Sofie ho fatto un tragitto di casa triste; per lei, perché miagolava; colmo di pensieri per me, per come l’avrebbero presa i cani, se per la testa o per la coda. Infatti arrivata a casa ha iniziato a soffiare ai cani e a nascondersi e loro a cercare in tutti i nascondigli che le avevo creato. Evidentemente Sofie aveva la sensazione di essere un buon cibo per cani, e loro che fosse appetitosa con le patate.
Insomma, per un mese ho fatto attività di socializzazione tutte le volte che tornavo a casa post-lavoro perché volevo che fosse una convivenza come cane-cane-gatto e così piano piano siamo arrivati alla conclusione che si cercano, giocano insieme, dormono e si rilassano insieme sul divano - si sa che i divani servono agli animali - quindi in casa mia la locuzione “sono come cane e gatto” non ha il significato popolare. Sofie non è ancora andata fuori casa, perché voglio sterilizzarla, anche se è meraviglioso vedere il parto delle gatte, ma davvero se si amano gli animali dobbiamo sterilizzarli. Sofie sta crescendo con la consapevolezza di essere la principessa tra i cani e tra le mura domestiche e si approfitta della pazienza dei suoi amici cani, spesso infatti Grisù si rifugia tra le mie ginocchia quando mangia i biscottini seduto sul pavimento perché lei dà i morsi nella coda sia a lui che a Lulita. C’è stato solo un momento, prima della fase completamente idilliaca, in cui ho avuto paura per lei ed è stato quando una sera in cucina con Grisù sul divano e Sofie in terra, al mio cane è iniziata a cadere una gocciolina dietro l’altra dalla sua bocca … ed ho davvero temuto che avesse l’acquolina alla bocca! Non è vero che i gatti neri portano sfortuna ma è vero che tutti gli animali ben tenuti svuotano il portafoglio e lo arricchiscono ai veterinari così come è vero che riempiono le case di coccole e peli!
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