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venerdì 2 gennaio 2015

dal taccuino di Martina (quello di novembre 2014)

Mi ricordo che la prima volta che la vidi, me la trovai davanti, e mi ricordo che aveva un cappello nero, che le raccoglieva i capelli impedendomi di vedere. E fu quella volta che quando 2 persone si trovano sulla medesima traiettoria, dove gli occhi si incrociano, ed entrambe avevamo al posto degli occhi due punti interrogativi … “chi è questa che è entrata?” E credo che da parte sua ci fosse la domanda: “chi è questa che mi scruta?” e in uno spazio veramente ampio, tutte e due andavamo nella medesima direzione impedendo all’altra di passare … il tutto in un tempo davvero limitato … sì dai, quelle circostanze che c’è imbarazzo,  ma anche azioni che fanno sorridere. Poi mi ricordo che andò dalla capa Veludo e per un po’ non la vidi più. Nelle riunioni settimanali Emanuela ci spiegò delle novità inerenti al servizio civile. Fra l’altro ero appena rientrata dalle ferie, quindi 10 giorni me li ero persi (anche felicemente). Poi mi ricordo che con il suo arrivo, la brezza della gioia di vivere che le scorre nel sangue e la sua giovane età alimentavano in noi operatori del Centro una sorta di “che fai? Non prendere iniziative senza averci consultato!” così che un anno è passato insieme alla sua allegria, alla sua originalità, alla sua sprecisione, al suo blabla, ora lento e malinconico, ora troppo veloce come un treno in ritardassimo ma felice di portare passeggeri in chissà quale luogo. I suoi denti bianchi - caratteristica quasi peculiare degli africani - hanno spesso fatto vedere il suo bianco circondato da un sorriso. L’abbiamo massacrata quando arrivava a pranzo con quei troiai comprati (tipo il saikebon): “e mangia la pasta sana!” come l’abbiamo massacrata quando doveva studiare per passare alla classe successiva … ma evidentemente i nostri massacri hanno funzionato. Per la patente è chiaro che non siamo state così cattive: bocciata! Giada, in italiano, Noujoud Noui nel mondo reale, sei stata una bella presenza. Grazie.


la foto qui sopra Pina se l'è trovata da un
giorno all'altro come sfondo del desktop
sul pc del laboratorio di computer!


martedì 30 dicembre 2014

cara Emanuela Veludo ...

… comunemente chiamata boss, quest’oggi è il mio ultimo giorno come servizio civile e per quanto possa sembrare tranquilla una parte di me in realtà freme dalla gioia, per aver finito un percorso formativo durato un anno, mentre l’altra parte di me ne è risentita a causa di questa  conclusione. La verità è che mi sono affezionata! Per quanto mi abbiano avvertito nel corso di formazione che non bisogna attaccasi troppo o dare una certa confidenza. Penso che sia impossibile entrare nella vita delle persone senza lasciare qualcosa di sé dietro e contemporaneamente prendere a mia volta qualcosa da loro. E mi mancheranno i ragazzi. Molti momenti sono stai bellissimi. Eliana che ride all’improvviso con il suo faccino gentile, la presenza di Antonietta che mi manda bacini volanti, Patrizia che: “chi è?” ogni giorno, Massimo dal sorrisetto perfetto e furbetto, Lisanna che mi abbraccia ogni mattina narrandomi delle sue conquiste amorose, Barbarina che mi accompagna ogni mattina sul bus, Giadina così dolce e coccolosa quando sta bene, Tamara che quando meno me lo aspetto mi parla e mi dice “carina Giada”, poi c’è Alberto che mi chiede come sto io e mia madre ed ancora Emanuele con le sue proposte di matrimonio assurde, Michela che affamata chiama la mamma e un certo bidda tanto che le taglio un frutto che mangio con lei e dopo mi sorride soddisfatta. Siria dalla battuta che ti spiazza, quante risate poi con il nostro Japico il ladruncolo di cibo. Martina creativa nelle sue collanine e i suoi braccialetti adorabili, poi Rita i cui baci appassionati e trascendentali me li ricordo uno dopo l’altro. La dolce Giulia che riempie il cuore di una tenera e calda malinconia. E poi Lele e le sue chiacchiere … Marco e i suoi occhi da cerbiatto.

Ed eccoci infine a noi, mia cara boss. Siamo alla resa dei conti quindi ti chiamerò Emanuela (finalmente!) sei stata molto indaffarata negli ultimi tempi ma spero che nonostante le diverse problematiche lavorative almeno un po’ nel tuo cuoricino tu possa essere soddisfatta di me. Ci tengo molto al tuo parere, forse perché ti vedo anche come un genitore, e personalmente come ogni figlia voglio vantarmi delle tue lodi così come delle sgridate. Mi va bene tutto, veramente, non so come spiegarlo ma è qualcosa a cui tengo particolarmente. Grazie del tempo dedicatomi, delle commissioni chi mi hanno fatta sentire responsabile, grazie per le chiacchierate e per avermi corretto la grammatica, grazie per le attenzioni scolastiche, per avermi messa a mio agio e grazie per la sopportazione. Ah! Grazie per i cetrioli boss, mi sono convertita al tuo credo. ♥

Caro Centro
si chiude il sipario
per noi ma tranquilli
ci vediamo dietro le quinte!

Da Giada Noui Noujoud Abdullh!



pensieri arabi in italiano

Venerdì 28 novembre è stato l’ultimo giorno che Giada ha passato qui con noi … nel salutarci ci ha consegnato un pensiero su ognuno, che in realtà doveva essere personale e non “condivisibile”. Le sue parole sono così belle e spontanee che speriamo non ce ne voglia se le facciamo leggere anche a voi. Qualche parola un po’ osé è stata nascosta! Le foto sotto sono 3 fra le tante che mi inviava personalmente sul cellulare accompagnando i vari messaggi! 
Barbara.



Anna: Anna, Annina … mi ci è voluto tanto per arrivare fino a qui ed essere finalmente la tua caxxxxxxo number one. Grazie per essere stata una presenza costante ed avermi seguita, sgridata e lodata quando me lo meritavo. Ti confesso una cosa. Anche tu sei una caxxxxxxo … ma mi piaci così!

Maria: “chi mi manca sei tu …” E per l’ennesima volta eccoti a lavorare su un progetto complesso. Allora continua così e fai del tuo meglio. Ti meriti i miei complimenti e quindi BRAVA, se fossi una tua nipote sarei fiera di te! Grazie.

Rosy: cara Rosy, adesso chi mi cucinerà quelle buone cose tutte con il maiale che mi pappo sempre? Scherzi a parte, grazie per tutto!

Pina, Pinuccia: ma tu lo sai che questo è il momento delle verità? Sì che lo sai! Che dire?! Troppe cose mi vengono in mente e nessuna ha un senso compiuto. Quando fuggo dalla sala mensa so dove rintanarmi: da te e la caratteristica che più mi confà è la naturalezza ovvero, sono libera di esprimermi e come ricorderai quando ho dei dubbi o delle incomprensioni mi sono spesso rivolta a te o alla Marti. Mi hai per ogni breve piccolo momento chiarito le idee e per questo ti ringrazio. Insomma, sei stata la mia prima amante, le nostre notti di fuoco rimarranno impresse dentro di me, Pinas mia caliente amor … ma questo rimarrà per sempre il nostro segreto (sennò Andre mi fucila a vista)

Topaissima: Martina, sei così Martina che non ho parole. ma sarai una forza della natura? Credo proprio di sì! Come fai, mi chiedo, ad essere un concentrato di schiettezza e bellezza. ma basta adularti o te la tiri, tu con i tuoi modi tutti da donna d’alta classe con quelle mani che si muovono tutte così frufrù. Tieni duro mia cara piccola donna, tira fuori i tuoi controxxxx, abbatti i tuoi momenti difficili e quando sarai stanca ed abbattuta non sentirti sola, perché mi puoi trovare sulla tua rubrica, sotto la voce “rompi-xxxxx”. Grazie di tutto.  

martedì 2 dicembre 2014

... ho imparato tanto

Un anno di servizio civile per crescere e superare il pregiudizio. Noui Noujoud, per gli amici Giada, ha diciannove anni e sta per concludere il suo servizio civile presso il Centro di Casa del Duca con la Cooperativa di Vittorio. Giada era in cerca di un lavoro part time quando all’Informa Giovani di Portoferraio le è stato presentato il bando del servizio civile che sarebbe scaduto di lì a poco. “Ho parlato con Francesca dell’Informa Giovani - ci racconta la ragazza - che mi ha raccontato il suo servizio civile ed io mi sono talmente commossa ascoltando il suo racconto che ho deciso da quel preciso momento che lo avrei fatto anche io”. Il progetto a cui ha preso parte è quello del centro di socializzazione per disabili di Casa del Duca, dove Giada non era mai stata: “è come entrare in una casa che non conosci, la prima volta ho solo parlato con Emanuela, la responsabile, e non ho conosciuto i ragazzi; - ci spiega mentre i ragazzi si siedono vicino a lei per prendere parte al racconto - la volta dopo, la prima che ho conosciuto è stata Giada che è venuta verso di me presentandosi e io ridendo ho detto che avevamo lo stesso nome!” Il progetto a cui ha preso parte ha visto crescere il suo ruolo giorno per giorno e l’ha vista alla prova non solo con le operatrici del Centro, con cui ha dovuto imparare a confrontarsi e coordinarsi, ma anche con i ragazzi, con le loro esigenze e le loro differenze che li rendono speciali. “Quando ho saputo di essere stata presa ero felice ma avevo paura di non riuscirci, osservavo attentamente tutto perché cercavo di capire e di superare il pregiudizio che avevo e che ora so essere stato solo una paura insensata che mi faceva evitare le persone”. Il desiderio scaturito dall’esperienza di Giada, la cui famiglia è di origine marocchina, è quello di poter portare questo tipo di esperienza in Marocco, “lì i loro casi sono disperati, non ci sono strutture, non c’è una famiglia come questa”. Tra due anni Giada concluderà gli studi e vorrebbe lavorare nell’ambito della ragioneria perché è quello che ha studiato e a cui si è appassionata un po’ di più durante il servizio civile grazie alle cose che Emanuela le ha insegnato. A chi sta decidendo se fare o meno questa esperienza, il consiglio che la ragazza dà è di provarci perché si può sempre mollare, per quanto sembri brutto dirlo; “non credevo che il servizio civile mi avrebbe lasciato un’impronta così evidente e profonda - conclude Giada - quindi chi lo fa per avere un’esperienza è giusto che provi perché ti forma e ti rende una persona diversa, abbattendo i pregiudizi e rendendoti migliore”.

(Virginia Campidoglio) 




lunedì 1 dicembre 2014

soddisfazioni

Eh sì cari amici, è passato quasi un anno dal momento in cui abbiamo conosciuto la “nostra” Giada Noui. La sua esperienza di servizio civile al Centro e con noialtri sta per giungere alla fine. Salutare le persone proprio non mi piace e cerco sempre di evitare il momento degli addii, anche quando si tratta semplicemente di arrivederci. Quindi oggi, ma nemmeno il mese prossimo, non sarò io a farlo “ufficialmente” ma impegnerò qualcun altro (colleghe … preparatevi!). Vi voglio invece raccontare con un paio di foto di quando la nostra volontaria è stata intervista da Virginia che, tra le sue molteplici attività, scrive anche articoli per il Tirreno. È arrivata qui al Centro con la sua mamma Cristina e per tutti i ragazzi è stata una festa. Ecco qui a intervista ormai finita e in posa per una più tradizionale foto ricordo. L’articolo ve lo "posto" dopo. 



Ma non è tutto. Ci fa piacere condividere con voi le parole che Stefano Pezzoli, dell’agenzia formativa Pegaso (responsabile del progetto che ha portato Giada fino a noi) ha inviato ad Emanuela ed altri dopo aver letto l’articolo del giornale. Evidentemente se l'oggetto indicato nella mail è soddisfazioni da servizio civile regionale vuol dire che la nostra intervistatrice ha filtrato ottimamente quella che è stata l'esperienza di Giada e noi siamo tanto orgogliosi anche di Virginia. Ecco qui la mail e di seguito la risposta di Emanuela:

Oggetto: SODDISFAZIONI DA SERVIZIO CIVILE REGIONALE 
Buongiorno, scusate se vi rubo tre minuti in questi periodi così frenetici per la gestione del servizio civile ma anche per tutto il resto che dobbiamo affrontare, quando arrivano tra le mille beghe le buone notizie mi fa piacere condividerle con coloro che lavorano e hanno lavorato per questo. La sede di LegacoopToscana a Portoferraio (Struttura per Disabili Casa del Duca) gestita da Coop.Di Vittorio ha attualmente in Servizio Civile Regionale una ragazza 19enne a cui è stata dedicata un'intervista da parte del quotidiano "Il Tirreno", pubblicata 10 giorni fa. Abbiamo appreso notizia tramite il suo O.P., Emanuela Veludo, che ringrazio per l'ottimo lavoro che ha saputo fare con e grazie a Noui.

Grazie Stefano, provvederò immediatamente ad estendere i tuoi complimenti a tutto il gruppo di operatori del centro che li merita anche più di me. Speriamo sia altrettanto positiva anche la prossima esperienza: siamo pronti! 



venerdì 17 ottobre 2014

tempo birichino

Buongiorno a tutti cari lettori, oggi voglio parlarvi della piacevole pizzata che abbiamo fatto a Procchio. Era da più di una settimana che al Centro non si bisbigliava d’altro e dovevate vederli i ragazzi la mattina dell’uscita, entrati al Centro non facevano che parlare di pizze e con quali farciture avrebbero condito la loro anche se sapevano già quale avevano ordinato, dato che era tutto programmato. Quella mattina a farci compagnia c’erano la signora Emilia, mamma di Barbarina Rossi, Imma, la mamma  del nostro Alberto e persino Tiziana, la sorella di Emanuele che ci ha raggiunti più tardi, ritagliando un poco del suo tempo per unirsi al pranzetto. Con grande sorpresa Rosy ci aveva avvertito che persino sua madre sarebbe venuta, in compagnia della sorella, per fare visita a tutti noi come in passato e quale occasione migliore? MA … signori miei … il tempo non era proprio dalla nostra parte.

mercoledì 8 ottobre 2014

seffa merdouma

La preparazione della Seffa Merdouma si divide in due parti, quella dei vermicelli e quella del pollo.

Ingredienti:
¨ 500g Vermicelli
¨ 200 gr di uvetta (a vostro piacimento, potete anche non metterla)
¨ 4 grandi cosce di pollo senza pelle
¨ 1 grossa cipolla a striscioline
¨ 2 spicchi d'aglio schiacciato
¨ 1 cucchiaino di sale
¨ 1 cucchiaino di zenzero
¨ 1/2 stecca di cannella
¨ 1 cucchiaio di coriandolo fresco
¨ 1 dado da brodo di pollo
¨ 1 cucchiaino di burro
¨ 2 cucchiai di olio

Per la decorazione:
¨ 2 cucchiai di zucchero
¨ Una manciata di mandorle fritte
¨ 1 cucchiaino di cannella in polvere

In una padella mettete le cosce di pollo, la cipolla, l’aglio, il burro, l’olio, il coriandolo, il brodo di pollo e le spezie. Aggiungete ½ litro d'acqua e lasciate cuocere. Nel frattempo in una grande ciotola posizionate i vermicelli, aggiungeteci l’uvetta e poi mescolate con un cucchiaio di olio e 2 pizzichi di sale. Poco a poco bagnate i vermicelli e l’uvetta mescolati con acqua fredda e iniziate a strofinare il composto nel palmo della mano in modo da non avere grumi o parti ancora asciutte. Prendete un tegame profondo e aggiungete ½ litro d’acqua fredda e mettetelo a bollire, subito aggiungete uno  scolapasta d’acciaio con dentro i vermicelli lasciando cuocere il tutto a vapore per almeno 15 minuti. Una volta che i vermicelli aumentano di volume metteteli in un vassoio (ciotola grande o piatto grande) rovesciandoli così da avere un semicerchio di vermicelli e uvetta da frantumare. Questi spaghettini devono essere bagnati con un po’ d’acqua fredda e del burro, così da renderli morbidi e non appiccicosi o asciutti. Dopo aver mescolato (con le mani) il composto di vermicelli, mettete nuovamente il tutto nello scolapasta e poi di nuovo al vapore ma con l’acqua in ebollizione così che la cottura continui. Ripetere 2 volte ancora questo procedimento fino a che saranno ben cotti vermicelli e uvetta. Infine, quando sarete sicuri che il composto è ben cotto, rovesciate nuovamente il composto e aggiungeteci una quantità esigua di burro per renderlo veramente morbido; per aggiungerci sapore mescolateci dello zucchero a velo e poi schiacciate le mandorle e mischiatecele insieme. Intanto il vostro pollo avrà finito di cuocere! Considerando che dovete creare una specie di cupola o montagnetta di cibo, fate in questo modo: mettete la metà dei vermicelli in un piatto grande e poi prendete il pollo, che dovete disossare e fare a bocconcini, e ponetelo sopra lo strato di vermicelli. Aggiungeteci il sughetto del pollo con le diverse spezie che lo hanno cotto (che dovrebbe venirvi caramellato e non tanto liquido) poi mettete sopra lo strato di pollo e sughetto un poco di mandorle tritate e zucchero a velo, infine coprite con un altro strato di vermicelli e con le mani date al tutto una forma di cupola, che racchiude il ripieno. Prendete la cannella, miscelatela con zucchero a velo e mandorle tritate e decorate a vostro piacimento. L’immagine è presa da internet ma rende bene l’idea di come viene il piatto finito.  




martedì 16 settembre 2014

tre per uno!

Dovete sapere che nella terza settimana di agosto avremmo dovuto festeggiare ben 3 compleanni: il 18 quello di Pina, il 20 quello di Emanuela e il 21 il mio. Invece di abbuffarci per tre giorni consecutivi, perché non usare il giovedì che è pure il giorno del pranzo dell’orto, per fare una gran festa? Così abbiamo deciso che ognuna di noi avrebbe offerto qualcosa: io avrei fatto l’antipasto, dei semplici tramezzini con maionese e tonno, Emanuela avrebbe fatto i primi, Pina il dolce mentre per secondo abbiamo preso le melanzane ripiene preparate da Anna e da Maria a suo tempo e surgelate per poter essere utilizzate in seguito. Dovete sapere un fatto per me esilarante che si è svolto prima di giovedì. In pratica abbiamo deciso il tutto lunedì ma io già da domenica avevo ordinato una torta tramite mio cugino che lavora per la Panelba, allora mi son detta: “saremo tipo 25 persone o forse 30? Magari esagero, ma chissenefrega è una torta! Con le torte bisogna esagerare, sono buone!” Ho detto così a mio cugino di farmi una torta di 3 chili. Oh mamma, non riuscivo nemmeno a immaginarla, però quando mi sono informata mi hanno detto che sarebbe venuta veramente grossa ... ed io che son abituata alle misere (ma pur sempre rispettabili) torte gelato, avevo proprio esagerato. Allora ritornando al 21, dato che ci eravamo messi d’accordo, quella torta doveva essere disdetta perché insomma, avremmo fatto tutti indigestione a mangiare tutto quel dolce! Allora i giorni prima sono rimasta a chiamare mio cugino ma invano, perché il suo cellulare non andava, sentite un poco la mia sfortuna! Ma non vi credete, la situazione è stata risolta alla fine, a forza di chiamare gli sarà venuto il prurito e si è ritrovato mercoledì con un sacco di chiamate e quella mattina ho disdetto la torta da 3 chili! Sarà per un altro anno.

lunedì 18 agosto 2014

il "nostro" primo giorno di mare

Eccoci qui, con l’ennesimo articolo di me stessa medesima! Non vi ricordate? Sono Giada Noui, la “Giovine” del servizio civile. Dovete sapere signori e signore che questa settimana siamo stati al mare … e “finalmente” aggiungerei io. È mercoledì, sono le 9 di mattina e sono già tutti eccitati e in trepida attesa, aspettando il pulmino che sarebbe passato alle 10. Abbiamo iniziato a sistemare le borse e dividere gli asciugamani; abbiamo fatto tutto di fretta che quando eravamo pronti ormai mancava il pulmino e basta, ma era ancora presto. Per organizzazione interna facciamo dei turni: Michela va al mare il venerdì mentre Antonietta il mercoledì, così quando Michela è arrivata tutta fremente credeva di poter andare al mare ma anche quando le abbiamo detto che sarebbe rimasta al Centro non ha smesso di fare urletti di giubilo, perché sapeva che le sarebbe toccato il venerdì. Tutti pronti, il pulmino finalmente di fronte a noi e Valter a disposizione. Iniziamo a caricare tutti per il primo giro e poi VIA, si parte! Io facevo parte del secondo giro quindi ho dovuto aspettare, ma nemmeno tanto, dato che dopo venti minuti Valter era già di ritorno. Ero proprio “di fòri”, non riuscivo a stare zitta e continuavo a fare domande assurde a Valter e battutine sul mare, tanto che si è girato nel pulmino dicendomi: “ti butto fuori!” ma questo non è bastato a calmarmi e molto presto siamo arrivati. 
Giunti a destinazione, siamo sbarcati trovando gli altri già pronti e in costume ma ancora nessuno in acqua perché non avevano il coraggio, l’acqua era ancora freddina. Dopo aver sistemato Tetta (Antonietta) ed esserci spogliati, ci siamo tutti raggruppati sulla sponda a farci bagnare i piedi dall’acqua che subito dopo si ritirava e noi pure, dato che non era così calda come poteva sembrare dal clima. Jacopo, che per la prima volta partecipava si avvicinava alla riva e si chinava ad assaggiare l’acqua tanto che ho pensato, mangione com’è: “vuoi vedere che se la beve?” invece poi se l’assaggiava e basta, facendoci amicizia. Dopo aver spostato Antonietta sul materassino gonfiabile piano piano abbiamo iniziato ad immergerci e posso affermare di non aver mai visto facce così buffe, compresa la mia che non so che espressione avesse. Patrizia era tutta un “Aah! Chi è! Uuu!” e Giada invece si aggrappava a chiunque per sorreggersi e non farsi bagnare la schiena dato che quello era un punto sensibile. Jacopo “a detta sua” aveva freddino, l’idea che qualcuno lo potesse schizzare lo spaventava a si limitava a toccare la superficie, bagnarsi fino alle ginocchia e poi scappare prima che potessimo “attaccarlo”. 

venerdì 13 giugno 2014

il Pranzo di Primavera 2014

Il 14 maggio finalmente abbiamo festeggiato il Pranzo di Primavera e per me è stata una super novità. Avendo passato settimane a chiedere in giro per il Centro di cosa si trattasse e sentendomi rispondere: “vedrai ...” o: “sapessi sapessi … è una sorpresa” la mia curiosità è andata crescendo fino a quando sono iniziati i preparativi. Barbara-Pina ha avuto la brillante idea di usare come tematica di quest’anno gli uccellini del logo del nostro Centro, raffigurati anche in copertina del giornalino, soprannominati di recente “gli uccelli della Panichi” con la quale ci siamo uniti in gruppetti per colorarli ed assemblarli. Abbiamo addobbato il Centro con cura nei giorni precedenti ma, dovete sapere, che mentre alcuni addobbavano, altri iniziavano a fare i turni in cucina. Così eravamo tutti sparsi ad occuparci di tutto, ad esempio Io e Pina eravamo le foto/video reporter in giro, per creare poi (in realtà poi ha fatto tutto Pina!) quello che è stato il filmino proiettato il giorno della festa, una sorta di Cotto e Mangiato di Casa del Duca! Quella settimana eravamo tutti allegri e in fermento, fra la cucina e i suoi turni, il video da montare, l’orto nuovo che tutti hanno visto e la sistemazione dei fiori che hanno abbellito l’entrata; da mettersi le mani nei capelli in pratica! Vi dirò. Tutto di fronte a me si è via via incastrato perfettamente come un puzzle e ho iniziato a vedere la fine di quel quadro generale di ciò che sarebbe stato realmente il Pranzo di Primavera. L’ultimo giorno eravamo stanchi, chi di più, chi di meno ma la mattina della festa eravamo freschi come rose. Semplicemente in attesa e abbiamo iniziato a preparare le varie squisitezze da servire, riempiendo la sala da pranzo. 
Apro qui una parentesi: dato che ognuno di noi avrebbe cucinato qualcosa per il pranzo, ho chiesto a mia madre, Amelia, di aiutarmi a preparare il Seffa Mardouma, un piatto marocchino agrodolce, fatto di pollo e spaghettini - “da leccarsi i baffi” diceva Rosanna. Verso mezzogiorno c’era già qualche invitato che tentava di sbirciare in cucina dato il profumino invitante ma lo facevamo perdere in chiacchiere; pian piano la gente aumentava e prendeva i posti, ci riempivano di complimenti e si facevano guidare dai ragazzi sovraeccitati per avere i loro amici e famigliari a tavola! Finalmente il pranzo ha inizio, non ci sono più posti (eppure avevamo apparecchiato per 80 persone) e il cibo è in tavola. Si sente solo ridere e parlare, tutti insieme come una vera famiglia. Quindi mi sorge spontaneo pensare che davvero “le persone insieme a noi sono la nostra Primavera!” 


La tavolata più lunga

C’è anche Fabio con i suoi genitori, al loro 1° Pranzo di Primavera

Parte delle nostre belle tavolate

Parte delle nostre belle tavolate

I nostri “amici dirigenti” usl: 
Anna Garfagnini, Antonietta Ienco, 
Gianni Donigaglia


Un bell’applauso per Checco, perché oggi 
è anche il suo compleanno!